Ci sono esperienze che nascono come un progetto e poi, giorno dopo giorno, si trasformano in qualcosa di più profondo, come il mio corso “Chef in Erba” a scuola da formatrice, presso l’ Istituto Comprensivo R.Fabiani di Barbarano Mossano, Vicenza.
Ho sviluppato il mio programma come un viaggio. Non volevo semplicemente parlare di alimentazione o insegnare ricette. Il desiderio era molto più ampio: aiutare i ragazzi a guardare il cibo con occhi diversi. Le tavole si apparecchiano con tovaglie, piatti, bicchieri e posate. Ma prima, molto prima, hanno bisogno di qualcosa di più importante: attenzione, rispetto, cura.
È questo che ho cercato di costruire, in questo doppio corso, a giugno con i ragazzi delle medie e poi a settembre insieme ai bambini della scuola primaria.
Ogni giornata è stata dedicata ad un argomento specifico: i cereali con e senza glutine, le verdure, i legumi, la frutta, gli oli, gli zuccheri, i latticini, il coraggio di impastare. Insieme, in entrambi le classi, abbiamo annusato, osservato, assaggiato, fatto domande, giocato con quiz e piccole sfide.
I miei piccoli corsisti, tra una missione e l’altra, hanno imparato a confrontarsi, ad ascoltare i compagni, a mettersi in gioco e soprattutto a lavorare insieme. I ragazzi hanno cucinato varie preparazioni divisi in gruppi e lavorando a stazioni, perché imparare attraverso l’esperienza diretta lascia sempre tracce più profonde.
Abbiamo capito insieme che ogni alimento che arriva sulle nostre tavole è molto più di ciò che appare.
Esistono storie che meritano di essere conosciute, esistono persone e realtà che non conosciamo. Esistono mani che lavorano, scelte che vengono compiute ogni giorno, tradizioni che si tramandano e territori che custodiscono segreti preziosi.
Ecco perché le mie due esperienze si sono diversificate nel modo. Con i ragazzi più grandi siamo usciti dall’aula per incontrare le persone. Abbiamo potuto visitare le realtà del territorio come il frantoio, l’apicoltura, il caseificio e un laboratorio di pasticceria. Luoghi dove il cibo prende forma, ma soprattutto luoghi dove nascono passioni, competenze e storie di vita. Ogni incontro è stato un’occasione per comprendere che ciò che mangiamo non nasce sugli scaffali di un supermercato. Nasce dalla terra, nasce dal lavoro, nasce dallo studio, nasce dall’impegno quotidiano di persone che spesso rimangono invisibili, ma che rappresentano un tassello fondamentale della nostra alimentazione. Conoscere l’origine degli alimenti ci permette di fare scelte più consapevoli, più rispettose e più vicine al territorio.
Con i bambini più piccoli del secondo gruppo ogni giornata è stata strutturata con la lettura iniziale dell’avventura di uno gnomo pasticcione, che affrontava le varie missioni per diventare alla fine uno chef pronto a creare una tavola adatta a tutti. La nostra piccola mascotte ogni giorno incontrava nelle varie avventure dei custodi speciali con messaggi chiave per capire l’importanza di una tavola inclusiva.
Ho osservato in questo doppio progetto la curiosità dei ragazzi, le loro domande spontanee, la meraviglia che emerge quando scoprono qualcosa che non avevano mai considerato. In entrambi i gruppi, delle medie e della primaria, i bambini hanno realizzato ricette collaborando, hanno avuto in coraggio di mettere le mani in pasta e assaggiato curiosi sapori che prima rifiutavano a prescindere. Questo dimostra quanto sia importante non smettere mai di cercare l’essenza delle cose.
Spero che questa esperienza sia stata per loro il seme della consapevolezza.
Perché conoscere ciò che portiamo in tavola significa, in fondo, conoscere un po’ meglio anche noi stessi, il nostro territorio e le persone che lo rendono vivo ogni giorno. E forse è proprio da qui che nasce il vero significato di una tavola consapevole.
Monica